Celeste Bucciarelli è stata accompagnata ieri da tantissime persone nella sua ultima trasferta con destinazione Paradiso. Prima al Vestuti, tra cori, fumogeni, torce e lacrime e poi nella chiesa di San Demetrio, dove le parole di Don Roberto Faccenda hanno spiegato molto bene chi fosse Celeste, strappando applausi e sorrisi in un clima di grande commozione. Anche all’Arechi i tifosi granatahanno voluto ricordare Celeste Bucciarelli con un messaggio toccante affidato a tre striscioni esposti in tribuna, distinti e curva sud. La società granata ha consegnato al nipote, Alberto, ed al figlio, Enzo, una cornice con una foto di Celeste. Non l’ha salutata
nel migliore dei modi la squadra che ha perso col Palermo, mettendoci poca grinta nel primo tempo. Come ha ricordato Don Roberto nella sua bellissima omelia, però, nella sua vita da tifosa appassionata Celeste aveva sicuramente visto la Salernitana perdere spesso ma non per questo l’aveva abbandonata. Se la società e la squadra avessero un po’ del suo attaccamento e del suo spirito, forse, la salvezza sarebbe ancora qualcosa di raggiungibile. Celeste ha lasciato in eredità un messaggio forte, fatto di esempi più che di sterili parole. Magari, come ha ricordato Don Roberto, quando
era il caso, per farsi capire bene ricorreva alle parolacce ma erano a fin di bene. Per la sua Salernitana avrebbe fatto ed ha fatto di tutto. Ha segnato un’epoca, ha aperto una strada. Dal Paradiso meriterebbe di vedere qualche vittoria in più della sua squadra del cuore, ma soprattutto molta più sostanza e meno apparenza.
